Due raggi di sole si sprigioneranno da una montagna di cristallo.
Tra le pareti di una stanza color della neve danzeranno al suono di una voce metallica, poi usciranno sull'erba del prato per celebrare il loro sposalizio. E la tenera erba del prato chinerà la testa al loro passaggio e la candida margherita si stenderà sulla terra senza vita per bere l'ultima visione del cielo.
La Luna tremerà come una foglia di pioppo al primo vento autunnale.
L'ignoto dio della notte rincorrerà i raggi del sole.
Il duello avverrà dove le montagne rosse appaiono tagliate dai venti.
Copritevi gli occhi e piangete sulla terra di Abramo!
Qui non crescerà più filo d'erba per sedici generazioni.
Al di la del grande mare l'uomo-dio scriverà il suo affronto alla signora dei sepolcri.
L'uomo vivrà altre mille lune e i suoi giorni saranno felici. Ma la dea nera si vendicherà e chiederà il suo raccolto.
La vendemmia inizierà nei mari caldi e seguirà il cammino di Pietro.
Sotto il cupolone di Roma non si farà in tempo a spegnere i ceri perché i cantici degli uomini-gufo seguiranno a catena.
Nella terra di San Nicola scenderanno dal cielo quattro uomini per dire che al di la delle nubi c'e ancora sole.
Ci sarà ii delirio delle genti. E nel delirio l'uomo, questo piccolo uomo, dimenticherà la sua fragilità.
Il tempo delle grandi piogge lo richiamerà alla realtà.
Sarà allora che il fiume delle Palme irromperà nel regno delle colline e travolgerà le formiche.

1992 - L'uomo nuovo
La scienza — signora dei giorni passati — sarà gettata nella polvere.
Uomini vegliardi dalla lunga barba e dagli occhi splendenti come il sole saliranno le montagne rosse e scopriranno una nuova via.
Tra lo squallore delle margherite spente e delle fonti seccate ritornerà ii poverello. La sua voce salperà come una nave, dalla fogna al sole. E porterà una parola che darà pace. E porterà una speranza che e vita.
Ma l'insidia sta dietro alle colonne.
Pietro e chiuso nel suo guscio di noce mentre una mano anelata parla in nome del giusto, ma con parole ingiuste.
Nella fogna c'e a galla uno straccio color della porpora.
Altre pecore usciranno dall'ovile e saliranno sui monti. Anche l'ermellino salirà tra i rovi ma non giungerà alla roccia.
Poi le campane saranno sciolte e per quattro giorni e tre notti si vedrà una fiaccolata sui mari.
Nell'Occidente nasce una fonte per abbeverare l'anima. Scaturiranno a decine gli zampilli. Ma, ahimè! alcuni di questi daranno l'acqua che brucia.
La rosa gialla ha lasciato il suo profumo selvaggio. Lo sentirete in questo tempo e con esso giungerà la voce del nuovo Alessandro.
I pesci del mare caldo verranno a galla per vedere un nuovo prodigio dell'uomo.
Fra le genti di Sant'Ignazio si udrà un singulto.
E l'eco lo porterà nelle terre degli elleni, dove il grano non matura, dove la vite ha perso le foglie.
Al di la del grande mare verrà bruciato un trono e le ceneri verranno gettate da mani nere nelle immondizie.

1993 - Il canto dei cuori
Fiori, canti, luci di cuori che sembravano spente sulla montagna. E tempo di pace. Il cielo è sereno e le piante, i fiori, tutto il creato appariranno alla luce del sole con una nuova veste.
La voce del poverello scenderà come un balsamo dalle montagne e attraverserà i casolari e giungerà nelle stanze addobbate con oro e broccati.
I tempi si rinnoveranno.
C'è tanta pace nell'aria.
C'è tanta speranza nei cuori.
C'è tanta speranza nelle menti.
L'incudine del fabbro non è che un lontano ricordo. Il dragone non è che un sogno.
Germoglia nello spirito la speranza della pace. Ma ci saranno dei cuori refrattari.
Una bionda vichinga offrirà un boccale di sangue. Ma la sete è spenta.
Il mietitore porta sulle spalle il raccolto sognato dagli avi, sin dai tempi remoti.
La pietra e falciata, la terra è come un grande tappeto in una cattedrale a festa. L'occhio vede al di la del monte e l'acqua del mare non ucciderà l'uomo.
È tesa una mano sul ponte che vacilla. E tesa una mano per strappare la foglia presa nel vortice del torrente. La foglia sarà salvata, ma il grande orologio della torre mozza avrà già scandito l'ora sesta.
La Terra del Re sta scivolando verso il mare. L'ulivo ha chinato la schiena e il suo frutto rimane a morire sul ramo. Le braccia si contano nel tempo di un lampo. Così muore la Terra del Re. Cosi finisce la culla della lunga stella, mentre i cuori cantano l'inno dell'amore.

1994 - Tempo delle messi
Il grano e maturo. Il pensiero dell'uomo e pure maturo; sarà raccolto e poi gettato al fuoco.
C'è una famiglia con quattro figli che ha riempito granaio, ma i figli hanno moglie e nella moglie si celerà il veleno. Il padre sarà scannato dai figli sotto la luna piena. E i figli ergeranno un muro sul granaio usando le stesse pietre della casa di Caino.
L'uomo avrà in pugno il sapere. Ma il sapere sarà dolore.
L'uomo-dio lancerà la sua sfida al sole e il sole si offuscherà. L'uomo-dio lancerà la sua sfida al mare e il mare ribollirà.
Preparatevi a rendere omaggio alla madre fecondata da Osiride e sgravidata dal nocchiero errante. Sarà in una notte senza stelle, mentre l'uomo sarà avvolto nei fumi dell'incenso, per l'osanna al dio-scienza.
All'alba di un mattino innocente e candido come un cristallo, gli uomini cercheranno la madre ma troveranno solamente il ghigno del tridente. I granai sono pieni. Perché non costruite un grande forno per cuocere il pane?
Fermati, uomo, piccolo uomo, perché al di là della valle non ci sarà più la piana del grano maturo. Dove vuoi arrivare? Che cosa vuoi scoprire? Oltre la valle c'e un precipizio e qui saranno pietosamente raccolti i cavalli dell'ultima battaglia.
Nella valle l'uomo-formica correrà con la forza del fiume, solcherà i sentieri con l'agilità della cavalletta e si'innalzerà al cielo come una farfalla.
Ma sarà una farfalla senza colore. Una farfalla nera che potrà essere scambiata per un pipistrello, per una solitaria formica delle tenebre.

1995 - Sole morente
Il sole è in collera con gli uomini. Non riscalda più. E quando il suo raggio nasce da oriente colpisce come una spada.
Sulla mano del gigante è apparsa una piaga.
Il viandante giallo porterà il suo unguento per sanarla.
Ma la piaga diventerà cancrena e la cancrena sarà operata durante una notte di plenilunio, mentre sul capo dell’uomo voleranno gufi di metallo e pipistrelli sorti dalla schiuma del mare.
La spiga del grano rimarrà verde. Ma l’uomo non guarda più alla terra. Il granaio è il mare e le messi non sono i pesci.
L’uragano avvolgerà un fiore e il fiore diventerà fungo.
I tempi della prima civiltà risorgeranno per dire che nulla è cambiato. L’uomo è rimasto un caprone egoista. E sulla strada del suo egoismo procede a testa bassa.
Maddalena sarà bruciata e le sue vesti redente saranno divise tra i marinai di una nave che va alla deriva.
Chiudete gli occhi e levate il cappello davanti alla terra di San Giorgio. Giovanna raccoglie pietosamente i morti. E la vita va alla terra e la terra è ancora viva.
Ma il sole, il sole dov ‘è?
La Nuova Terra ha messo le catene al sole. Ma ci sono due rospi che continuano a minacciare la cicala.
E la cicala sarà messa in gabbia. Sarà l’ultima cicala di una generazione nata nei castelli. E qui morirà, tra il ferro arrugginito di una gabbia. Sul suo regno verrà gettato il sale e non crescerà un filo d’erba a memoria d’uomo.
Una palla di luce solcherà i cieli e sarà confusa con il sole.
Ma la sua luce sarà fredda, più fredda dei raggi selenici.

1996 - La parola del Principe Nero
Eccolo! Scende dalla strada del sole su un cocchio trainato da quattro cavalli neri. Il suo manto ha il colore della neve; la sua voce ha l’impeto del tuono. La sua mano è ferma, il suo gesto è comando.
Laggiù, tra le pietre dell’ultimo anfiteatro scorre il sangue. Le tavole della legge saranno gettate nella polvere e calpestate dal ferro dei cavalli. Uomini, sventurate creature striscianti, il Principe vi porta la vostra legge: godete fino all’ebbrezza e sarete felici; adorate Cesare e sarete esaltati; rubate e sarete onorati.
Il Principe Nero terrà banchetto nell’atrio del cupolone e mille pescatori incenseranno la sua mano: una mano che stringe in pugno il potere di vita e di morte, una mano che annienta e crea; una mano che benedice e distrugge.
Piangete madri! Gettate le vostre viscere al fuoco! Squarciate il vostro grembo che ormai non serve più che al piacere.
L’uomo non nascerà più da donna perché è arrivato Lui, l’ultimo figlio di Osiride. Così era scritto.
Così chiudiamo la finestra sulla vigna del padre.
Ma non piangete.
E ora che gli occhi si chiudano.
Perché la vite non darà più vino.
E la terra non darà più grano.
Così fino alla nuova giornata.
Che andremo a cercare nell’infinito.
Sarà questo il canto delle sei legioni che varcheranno il fiume.
Attenti alla palude. Qui cadrà l’ultima speranza del piccolo Cesare. Ci saranno i segni del cielo. Ci saranno le voci dei morti. Ci saranno i lamenti dei vivi.

1997 - Cavalcata sulle nubi
Cavalieri d’acciaio solcheranno le nubi e grideranno al tempo le parole del Principe funesto. L’uomo vive la sua avventura e lascia la stabile pietra per l’instabile acqua.
Acqua e nubi, cielo e stelle. Il coltello taglierà la terra come il contadino taglia il pane.
La pagnotta sarà tagliata in due con il coltello, il cui manico è tagliato dal rosaio della rosa gialla.
Pietro è rinchiuso in una tana. A guardia c’è il vecchio lupo.
Così, fino a quando le stelle non si ribelleranno all’uomo. Ciò avverrà in una notte calma e serena di piena estate.
Da nube a nube rimbalzerà il canto di fratel Jacopone e il corteo procederà solenne come un fiume in piena, come un lampo.
Sull’ultimo ceppo si calerà la mannaia del boscaiolo. E la falce taglierà l’erba nel prato della fattoria. E il tempo della scelta. I fichi secchi verranno gettati nella fogna e quelli verdi saranno collocati in un vaso pieno di balsamo.
La parola del Principe Nero germoglia.
Le pecore non si pagano più con l’oro. E il pastore non si serve più del cane. Le pecore siedono a tavola dove c’è il fiasco del vino, il formaggio e il pane; il pastore pascola nel prato, dove l’erba è più amara. E le pecore non attenderanno più la notte per rientrare all’ovile. Non ci saranno più custodi, ma ci saranno ancora padroni. Prendetevi la messe, comanda il Principe Nero. E la messe sarà cenere. Prendetevi la luce e la luce sarà tenebre. Prendetevi la casa del padre. E la casa costruita con le pietre della vigna. I suoi muri sono solcati dalle rughe del tempo; le sue fondamenta sono state spogliate dalla forza.

1998 - Demolizione del tempio
Rughe millenarie si apriranno sulla pietra e i giorni sanguineranno. Il volto dell’uomo-serpente è una piaga. Eppure le labbra si piegano ancora in una smorfia di sorriso.
Ercole è sceso nel tempio.
E i pilastri si sono piegati.
Come canne al vento.
Duemila sorelle.
Vegliano nel cielo.
Ma solamente alcune vestono di luce.
Una lunga processione si snoderà tra i pilastri piegati come uomini vinti. E l’ultima esaltazione dell’uomo Pietro.
E il tempo delle meraviglie. Vecchie terre scompariranno come goccia d’acqua durante un temporale. Nuove terre sbocceranno come fiori all’alba di una radiosa giornata.
Sulla piazza del tempio stanno sorgendo le ortiche e l’uomo edificherà una nuova casa. Sarà questa la «Casa del Salice». Qui verrà gettata la semente del Principe e qui s’innalzerà la fiamma del grande fuoco.
I pilastri di pietra bruceranno come ceppi di rovere. Il muro cadrà. Quattro fratelli avranno la ghirlanda della donna. Uomini odoranti di fango e vestiti d’oro costruiranno una diga sul fiume.
E qui finirà il lungo rosario della cicala.
Anima mia vola.
Anima mia conquista le nubi.
L’uomo
È un serpente
Perché la terra
È uno sciacallo.
Otto legionari formeranno la guardia del Principe e il suo cavallo d’acciaio passerà sui mantelli degli ultimi mercanti dell’anima.

1999 - Resurrezione di Caino
La strada è immersa nella notte. Le spalle dell’uomo sono candide come colombe. Sorge, dalla terra battuta da mille generazioni, «il figlio del male». Sarà questo l’alfiere del Principe Nero. Sarà questo che scuoterà l’ulivo.
E giunto il tempo della pestilenza. Nei cieli apparirà l’arcangelo, ma sarà il «figlio del male».
Nei cieli apparirà la luce, ma sarà il Principe Nero.
Verdi labari trionferanno al vento e il coltello di Caino sarà pulito in una bandiera che avrà il colore del latte e del sole.
Il manto del Principe Nero sarà steso sul villaggio dei pescatori e il pesce diventerà serpente e il serpente sarà scannato ai piedi di San Nicola.
Una foresta in fiamme sprofonderà nel ventre della genitrice e lingue di fuoco si eleveranno alle nubi cariche di tempesta.
Come un segno sarà il tremore che serpeggia intorno alla terra e demolisce villaggi e città. La parola del Principe Nero è un ‘onda che inghiotte la nave; è una folgore che spezza la quercia. Dove passa il suo tallone i fiori si spezzano e l’erba ingiallisce. I figli leveranno i coltelli contro i padri e i padri contro i figli.
Genti barbare prenderanno possesso delle città e genti civili andranno nella foresta.
Le terre dei profeti saranno sterili per più generazioni. Ma il grano non serve più a sfamare i poveri figli di Eva. A levante gli uomini verdi costruiranno una tana, dove cadrà il grande Principe della Notte e sarà legato con corde, come si usa fare con gli sciacalli.
Sarà allora che i cieli si rovesceranno.

2000 - Gloria del fuoco
È tardi per alzare gli occhi al cielo. Tutto sarà fugace come un lampo. Tutto sarà violento come la folgore.
La strada finisce
Alla sommità del colle.
La quercia
Non è più che
Una canna marcia
Come la vita dell’uomo.
E al di là della quercia
La notte...
L’impero del Principe è durato quindici lune. Al primo quarto della sedicesima luna amare gocce di sudore formeranno la corona per il banchetto delle tenebre.
E qui il Principe sarà barattato per trenta fiori appassiti. L’ultimo scoglio sarà una montagna di fuoco. Sentirete le fiamme salire in gola e la bocca sarà secca, come la sabbia del deserto.
Sentirete il vuoto e cercherete di aggrapparvi al fuscello vagante, che fu la barca di Pietro.
La terra scivolerà verso il mare e trascinerà le genti. L’acqua sarà fuoco e nella fiamma si concluderà un tempo.
Finalmente sulla terra ritorneranno a sbocciare gli ingenui fiori dell’età verde. La cicala canterà libera.
Al fuoco seguirà la pace. Una pace solenne, una pace maestosa, senza limiti, senza orizzonti. Sulle macerie di duemila anni, quattro sparuti superstiti capiranno che tutto è stato un sogno amaro. Capiranno che la vita non era gloria, ma pace.
Lasciate che l’ulivo rinverdisca, ma bruciate la rosa.
La vita dell’uomo, animale viziato, è finita.
Rendiamo di ciò grazie al cielo.

